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Riflessioni - page 2

Commissioni Biancavilla, convocazioni copia ed incolla

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E’ incessante il lavoro dei Consiglieri comunali di Biancavilla,  Consiglieri che si riuniscono con una certa frequenza nelle Commissioni consiliari. Vista la mole di lavoro, le singole Commissioni, per evitare di fare confusione, all’Ordine del giorno propongono un solo punto, al massimo due. E pazienza se i Consiglieri dovranno intensificare gli incontri… la città aspetta risposte politiche.

In I Commissione da un mese è in discussione il punto “assegnazione incarichi professionali – criteri di massima”. Un punto spinoso, che esige un’analisi meticolosa, come se fosse una finanziaria del Governo nazionale. Per evitare ulteriori ritardi, il presidente della I Commissione Vincenzo Cantarella, in una sola convocazione, prevede due incontri, eccezion fatta per una convocazione, probabilmente perché l’indomani era sabato.

In questo mese la I Commissione si è riunita il 10 e l’11, il 17 e il 18, il 25 febbraio e poi il 3 e il 4, l’8 e il 9 marzo.

Analoga vicenda in IV Commissione dove da oltre un mese è in discussione il “regolamento sul mercato contadino”. Anche in questo caso, dal numero delle riunioni, sembrerebbe che i Consiglieri biancavillesi siano impegnati in una vera e propria riforma.

Con lo stesso Odg, il presidente della IV Commissione Salvatore Mancari ha riunito i Consiglieri nei giorni 4, 9, 11, 16, 18, 21, 23, 28 febbraio e 2 e 4 marzo.

Variegato risulta invece l’Odg della II Commissione, presieduta da Lino Sergi, se si escludono le sei sedute impiegate per realizzare una relazione sullo stato igienico-sanitario delle scuole cittadine.

Di numero inferiore sono le riunioni della III Commissione, presieduta da Giuseppe Salvà. In questo caso sono stati compiuti sopralluoghi per diversi lavori e per l’adozione del piano triennale dei lavori pubblici.

Sarebbe auspicabile l’intervento del presidente del Consiglio Nicola Tomasello. E’ chiedere troppo?

 Calogero Rapisarda

* pubblicato all’interno del II numero del periodico “Symmachia”.

PRECISAZIONE. 

Occorre precisare che, nel pezzo, sono stati indicati “presidenti” della II e della III Commissione rispettivamente Lino Sergi e Giuseppe Salvo, solo perchè firmatari delle convocazioni riportate nel pezzo. In realtà, i presidenti delle due Commissioni sono i consiglieri Salvatore Di Marzo (Pdl) e Carmelo Mignemi (Pdl). 

I restanti presidenti sono i consiglieri riportati nel pezzo: Vincenzo Cantarella (Pd) presidente I Commissione e Salvatore Mancari (Biancavilla Azzurra – Pdl) presidente IV Commissione. 

Questo dovevamo ai nostri lettori e agli interessati. 

Ad Adrano i conti sono Geniali !

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Contratto da capogiro nell’era Mancuso, oggi il servizio rimodulato costa 5O mila euro in meno

di Vincenzo Ventura e Antonio Cacioppo

Ci sono voluti 5 anni per capire che il costo del servizio di manutenzione di diversi edifici era un “tantino” eccessivo per le casse del Comune di Adrano, casse ormai fortemente dilaniate a tal punto che, qualche mese fa, si parlò persino di dissesto economico. Oggi il servizio, rimodulato rispetto al passato, costa appena 6 mila euro al mese, contro i 56 mila euro al mese che il Comune ha sborsato dal febbraio 2005 fino agli ultimi mesi del 2010.

Un risparmio di 50 mila euro per le casse comunali per un servizio che, comunque, rimane importante, abbastanza complesso ed articolato.

La risoluzione di questo contratto faraonico non è importante solamente sotto l’aspetto economico-contabile, ma deve necessariamente rappresentare la volontà di sradicare quel circuito perverso sullo sciupio dei soldi pubblici, perpetrato da politiche dissennate, da decisioni scellerate che hanno caratterizzato gli ultimi anni ad Adrano, come testimoniano le eloquenti cifre, facilmente reperibili in molte delibere del passato: carnevali, estati, viaggi, contributi esagerati, consulenze varie. Si è addirittura arrivati a pagare profumatamente un esperto per avviare uno studio sui venti al fine di stabilire se il bruciatore di un particolare stabilimento potesse nuocere, dopo che una manifestazione popolare ne aveva, però, stigmatizzato la pericolosità. O ancora la presentazione degli eventi dell’estate 2005 al Lido San Telmo ad Acicastello o ancora i quattrini spesi per gli allegri soggiorni nella focosa terra brasiliana.

Con l’elezione della nuova Amministrazione ci si aspettava un cambiamento radicale, una rottura chiara e netta col passato. Eppure, la rescissione del contratto faraonico di cui parliamo è avvenuta solo due anni dopo e non è difficile trovare una certa e strana continuità anche su altri fronti, come ad esempio la vicenda Celad-La Villetta. Ma questa è un’altra storia.

L’attuale Amministrazione non brilla certo per intraprendenza e velocità di decisioni, forse perché l’attuale Sindaco ed alcuni esponenti avevano apposto le loro firme su alcuni contratti capestro.

Alla luce di tutto questo, acquista maggiore rilevanze l’azione di qualche funzionario solerte come avvenuto in questa vicenda di cui ripercorriamo le tappe salienti.

Affidamento del servizio di manutenzione

Nel 2005 il servizio di manutenzione venne affidato dall’Amministrazione comunale del sindaco Fabio Maria Mancuso alla ditta Messina, unica partecipante alla gara d’appalto, ditta che è poi divenuta, nel 2006, Genia srl.

Il costo del servizio di manutenzione è stato di 56 mila euro al mese per una spesa annua di 673 mila euro, per un totale di oltre 3 milioni di euro in cinque anni.

A queste cifre deve aggiungersi anche la spesa sostenuta dal Comune per l’acquisto del materiale occorrente per le diverse riparazioni, operate successivamente dalla ditta aggiudicatrice dell’appalto.

Sia chiaro: qui non si punta il dito contro la Genia srl che, legittimamente, ha presentato al Comune la sua offerta. Occorre comprendere, piuttosto, la ratio della scelta della precedente Amministrazione comunale e di quei funzionari che l’hanno avallata, sia sotto l’aspetto tecnico che contabile.

Cosa prevedeva il contratto

Alla Genia srl veniva affidata la manutenzione di circa 35 edifici, come le scuole elementari e medie, il teatro Bellini, alcuni impianti sportivi, i locali del Comune, del Giudice di Pace, della Polizia di Stato e del Tribunale, di Palazzo San Domenico, della Biblioteca comunale, del centro anziani di via Spampinato.

Tra gli immobili, però, è possibile annotare anche edifici chiusi, non utilizzati, o  addirittura, non di competenza del Comune, come, ad esempio, l’autoparco comunale, oggi in vendita, la casa d’ospitalità per anziani, di competenza della Regione, i locali dell’Agenzia dell’Entrate, i locali adiacenti la chiesa di san Francesco, la sede dell’ATO e i locali di via IV Novembre, che al momento del contratto, e fino a qualche mese fa, risultavano chiusi e inutilizzati.

A questo punto, alcune domande sorgono spontanee: 1. come è possibile giustificare il costo di 56 mila euro al mese per edifici inutilizzati? 2. come è possibile che un’Amministrazione comunale possa siglare un contratto così oneroso per le casse comunali? 3. Perché il Comune si è sobbarcato le spese che altri Enti, come la Regione, avrebbero dovuto sostenere?

Eppure il contratto sarebbe dovuto durare quindici anni, se l’attuale responsabile del servizio, l’ingegnere Salvatore Coco, dal mese di giugno dello scorso anno, non avesse messo nero su bianco che “il mantenimento dei contratto con la ditta Genia risulta particolarmente oneroso ed antieconomico per il Comune a fronte delle reali esigenze dell’Amministrazione”.

La risoluzione del contratto

Prima delle parole dell’ingegnere Coco, nessuno, stranamente, si era accorto che mantenere un servizio del genere, così concepito, pesava non poco sul bilancio del Comune.

Il procedimento, che ha sempre ricevuto copertura finanziaria, è stato curato dall’ingegnere Antonino Seminara, che dal maggio dello scorso anno non lavora più al Comune di Adrano perché trasferitosi in altro Comune. Proprio l’Ufficio diretto da Seminara ha “sempre adottato le determine di liquidazione, lasciando così intendere che il servizio è stato regolarmente svolto e quindi meritevole di pagamento”, scrive Coco in una proposta di delibera.

Prima di arrivare alla risoluzione del contratto, l’Ufficio diretto da Coco ha contestato alla Ditta il mancato rispetto di molte clausole contrattuali. Tra le inadempienze vi è quella relativa al numero di personale impiegato dalla Ditta: per il Comune il numero di dipendenti era di “gran lunga inferiore, sia per profilo professionale, che per numero, a quanto prescritto dal contratto”.

Per mettere fine alla querelle il funzionario comunale ha chiesto alla Ditta di rimodulare il servizio, ma dalla Ditta – secondo quanto si legge nelle delibere – non è arrivato alcun riscontro. Per questa ragione si è fatto strada il “recesso unilaterale del contratto”, avvenuto con la delibera della Giunta del 24 novembre dello scorso anno. A questo punto il rapporto con la ditta si sarebbe dovuto concludere in sei mesi, ma l’Ufficio, ravvisando ancora “gravi inadempienze”, a tal punto da non consentire “di poter effettuare il servizio a regola d’arte e in condizioni di sicurezza”, ha proposto alla Giunta la risoluzione del contratto, approvato con delibera del 10 gennaio scorso.

Affidamento del servizio per 6 mila euro

Già da qualche tempo, l’Ufficio comunale si era prodigato nel richiedere offerte a varie ditte per garantire il servizio di manutenzione, rimodulato rispetto al contratto del 2005, sia dal punto di vista della copertura finanziaria, sia per quel che riguarda gli edifici. Infatti, l’ingegnere Salvatore Coco ha provveduto a stilare un capitolato speciale d’appalto, sostituendo gli edifici chiusi e inutilizzati, che figuravano nel precedente contratto, con nuovi edifici, aperti e fruibili, come la nuova Caserma dei Carabinieri, il centro anziani di via Duca di Misterbianco. Alla gara d’appalto si sono presentate 15 ditte e l’offerta più conveniente è stata quella di A&G Impianti srl che

si è aggiudicata il servizio per un importo di 6 mila euro. Per il Comune, quindi, un risparmio di 50 mila euro al mese.

L’operazione portata a compimento è il frutto della caparbietà e della solerzia dell’Ufficio presieduto dall’ingegnere Coco. Un’operazione simile avrebbe dovuto rappresentare un fatto epocale, ma sembra essere stata relegata a semplice atto d’ufficio.

Concludendo, sarebbe più opportuno che coloro che hanno amministrato o che amministrano riducano le presenze negli spazi autogestiti in tv, poiché non è con quei discorsi, in molti casi privi di contenuti, che si misurano la lungimiranza e l’oculatezza di un buon amministratore. E chi definisce questi ragionamenti qualunquisti o è in malafede o si ostina a non prendere atto del fallimento di un’intera classe politica, che ha smarrito, ormai, le coordinate della sana politica, delle scelte, che, con coraggio, possano guardare al futuro.

Del resto, il modello sembra essere diventato Cetto La Qualunque.

Inchiesta pubblicata a gennaio nel numero 1 Anno II del periodico “Symmachia”

 

Il dovere di ricordare

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Primo Levi ci esorta al dovere di ricordare per noi, per le giovani generazione. Ricordare una delle più terribili pagine della nostra storia, macchiata dalla barbarie del nazi-fascismo. 
La Giornata della Memoria 2O11 vogliamo ricordarla attraverso l’impegno, il coraggio, la determinazione di Gerardo Sangiorgio, uno dei figli illustri di Biancavilla, che ha vissuto sulla sua pelle l’orrore dei campi di sterminio nazisti. 
Sangiorgio prestava servizio presso la Scuola di Applicazione di Fanteria di Parma, quando, poche ore dopo dalle parole pronunciate alla radio dal maresciallo Badoglio, che, dopo aver sostituito Mussolini al governo, annunciava l’armistizio con gli Alleati, si ritrovò, insieme ai suoi commilitoni, accerchiato dai tedeschi. 
L’Italia era divisa in tre parti: il Nord, con una forte occupazione nazista, si preparava a dare vita alla Repubblica di Salò dei fedelissimi del duce, Roma “città aperta”, abbandonata dal re Vittorio Emanuele III di Savoia e dal Governo, e il Sud con gli Alleati e il Re rifugiatosi a Brindisi.
Gerardo Sangiorgio si rifiutò di aderire alla Repubblica di Salò e per questa ragione venne internato nei campi nazisti di Neubrandeburg bei Neustrelitz, Duisdorf e Bonn am Rhein in Germania.
La sua unica consolazione fu la forte fede in Cristo, così come spiegherà nelle sue “Memorie dai Lager”. 
Riuscì a scampare la morte perché leggermente sovrappeso. Liberato, tornò nella sua Biancavilla dove riprese gli studi e, una volta laureato in Lettere, cominciò ad insegnare dapprima alla media Luigi Sturzo, poi al Liceo Scientifico Petronio Russo di Adrano e poi all’Industriale di Biancavilla, portando tra i banchi di scuola la sua esperienza, per trasmettere ai giovani quel “dovere di ricordare”.
Infiniti furono i riconoscimenti e gli apprezzamenti per la sua passione letteraria. 
Della sua opera più importante “Memorie dai Lager” scrittori di primissimo piano quali Luca Goldoni, Marco Belpoliti, Roberto Roversi, Cesare Segre, Fiamma Nirenstein, Arturo Schwarz; ed ancora Ferdinando Camon, Luca Canali, Claude Imbert, Maurizio Maggiani, Giorgio van Straten, Abram B. Yehoshua, Ernesto Ferrero hanno scritto testi e commenti. 

In particolare Cesare Segre scrive: “Le pagine di Sangiorgio mostrano i pensieri che lo indussero, insieme a moltissimi suoi camerati, a rifiutare le lusinghe dei tedeschi: è una pagina molto nobile della nostra storia. Ma Sangiorgio faceva di più, tanto che osò persino difendere un camerata destinato a una punizione forse mortale. In un mondo in cui ognuno s’impegnava soprattutto a sopravvivere come possibile, egli obbediva ai dettami dell’altruismo e della fraternità. Si è detto che è infelice il paese che ha bisogno di eroi per mostrarsi al meglio delle sue qualità. L’Italia del 1943 ebbe proprio bisogno di eroi. Uno fu Gerardo Sangiorgio.”

Alla straordinaria figura del prof. Gerardo Sangiorgio verrà reso un piccolissimo omaggio nel prossimo numero del giornale “Symmachia”, che è certamente ben poco rispetto alle tante iniziative che domani si svolgeranno in diversi centri siciliani. 

Auguri e grazie

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  • Per aver risolto il problema della viabilità e per aver chiuso al traffico il centro storico, ora percorso liberamente da cittadini e da famiglie;
  • Per aver impedito che parentopoli arrivasse anche ad Adrano, ponendo fine ai favori e alle regalie a familiari ed amici che avevano caratterizzato il recente passato;
  • Per l’elezione del nuovo presidente dell’Acoset, non scelto per la propria appartenenza politica, ma per le sue comprovate esperienze in materia.
  • Ai Sindaci, ai Senatori, ai Consiglieri regionali, al Presidente della Provincia, agli Assessori provinciali, ai Consiglieri provinciali per aver reso sicura la superstrada 284, salvando la vita a tante persone che, come loro, ogni giorno, la percorrono.
  • Per quelle meravigliose ed impagabili trasmissioni televisive che si caratterizzano per sobrietà di toni, per mancanza assoluta di autoincensamenti e che sono avulse da discorsi menzogneri e propagandistici;
  • Per aver abbassato i costi della politica in un momento di crisi facendo in modo che i consiglieri comunali prendessero coscienza del grave momento economico e non si impegnassero in riunioni estenuanti di Commissioni inconcludenti;
  • Per aver ridato dignità al Monastero di Santa Lucia, un tempo vilipeso e sfregiato da tendoni, da insegne immonde, da antenne, da parabole e da cavi dell ‘ ENEL penzolanti sopra gli angeli;
  • Per aver fermato l’inquinamento del fiume Simeto;
  • Per non aver finanziato e patrocinato le varie associazioni che si muovono certamente per il bene comune e non per i vantaggi dei propri soci.
  • Perché ad Adrano è nato un partito fatto da personaggi nuovi che mai avevano avuto a che fare con la gestione della politica, animati dalla volontà di sacrificarsi con generosità non per gli amici ma per la comunità.

Infine, Auguri veri e sinceri a tutti noi che, al di là dell’ironia, non demordiamo perché speriamo e vogliamo una Adrano migliore.

 

Riprendiamoci la speranza

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E’ possibile parlare di etica in politica? Il dibattito, a livello nazionale, è stato aperto dal noto articolo di “Famiglia Cristiana” del 15 agosto scorso. Secondo il giornale dei paolini “mancano persone capaci di offrire obiettivi condivisi e condivisibili. Non esistono programmi di medio e lungo termine. Non emerge un’idea di bene comune.” E’ possibile calare questo acceso dibattito anche nella realtà di Adrano? Certamente sì.

L’elezione dell’attuale Sindaco era stata salutata come momento di rinascita e di cambiamento, cioè come passaggio da una logica clientelare ad una logica diversa, qualitativamente diversa. Il senso di sconfitta, percepito da molti sostenitori della nuova Amministrazione, manifesta il disagio per quel cambiamento non realizzato. Purtroppo, bisogna riconoscere che, presi dall’entusiasmo per la possibilità del riscatto e della liberazione, si dimenticava che questo gruppo era il supporto vitale del precedente governo della città. I metodi, i modi, la ricerca del consenso attraverso logiche spartitorie si rivelano essere quelle del passato (vedi vicenda “Celad – La villetta”). L’incapacità che fa più specie è da parte di questi politici di guardare ad una realtà sociale che non sia soltanto il piccolo recinto degli impiegati comunali o al massimo del Consiglio comunale, scambiando la realtà vera con quella osservabile solo all’interno del recinto. E’ osservabile, anche, un’altra emergenza: la legalità. Lo scoramento e la delusione sono davanti agli occhi di tutti e si colgono, in forme precise, nella mancata, tardiva e non adeguata reazione ad un fatto di cronaca di estrema gravità: una manifestazione di protesta contro un poliziotto. D’altro canto, che cosa si ci può aspettare di diverso da parte di cittadini abituati a vivere nell’illegalità?

Ipocritamente, la reazione dei politici di Adrano è della serie “Tutto il mondo è paese”, “Questi fatti accadono ovunque”.O mentono, sapendo di mentire o sono cretini. E’ evidente che la risposta è nella prima osservazione. Non è possibile che nessuno si accorga di quello che accade nel centro del paese e nelle periferie: macchine a tutto gas, motorini con conducenti senza casco, parcheggi selvaggi, invasione sistematica dei marciapiedi da parte di alcuni esercizi commerciali, ecc.

Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. Come si è giunti a tanto degrado? E’ vero che tutto ciò è anche il prodotto ultimo di un estremo individualismo che ha generato la mercificazione dell’etica pubblica. Ma non solo, la subordinazione dell’idea del bene comune ai vantaggi personali e individuali da perseguire a tutti i costi.

Tutto ciò, ovviamente, ha come conseguenza il crollo del senso del dovere e una società ripiegata sull’egoismo individuale. Allora tutto è perduto? Le considerazioni e l’osservazione della realtà farebbero credere di sì! Ma è perduto il desiderio di giustizia, di legalità, il desiderio di una realtà diversa e migliore in cui vivere? Stessi sentimenti erano affiorati durante l’eclissi di civiltà della precedente Amministrazione, eclissi che aveva generato tra la gente qualcosa di unico, l’afflato di libertà, la cacciata del tiranno, il senso comunitario, il sentirsi parte di un progetto volto al riscatto e al miglioramento. E se oggi ripartissimo da lì?

Antonio Cacioppo

Dal 3° numero del giornale “SYMMACHIA” 

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