Piscina. Il TAR: ‘giusta la sospensione, procedura illegittima’.
Condannato il Comune di Adrano, dovrà risarcire la ditta con 145 mila euro

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Tutto da rifare per la realizzazione della piscina comunale ad Adrano. L’ingarbugliata matassa è stata dipanata dal TAR di Catania che, con sentenza  numero 2292 del 24 aprile scorso e depositata lo scorso 2 settembre, ha rilevato diverse illegittimità nella procedura seguita dal Comune di Adrano, nel 2007, e ha ritenuto “condivisibile” e “legittima”  la sospensione in autotutela del provvedimento, disposta dal Comune, in base alle considerazioni dell’ex assessore comunale ai Lavori pubblici Carmelo Salanitro e ai rilievi tecnici del funzionario, l’ing. Salvatore Coco.

Una scelta, quella dell’ex assessore Salanitro e del funzionario Coco, importante perchè ha scongiurato probabilmente un’esposizione economica del Comune di Adrano ancora più dannosa. Per il TAR, infatti, “la sospensione della procedura è avvenuta in ragione delle molteplici illegittimità riscontrate dall’amministrazione negli atti antecedenti rispetto alla presentazione del progetto”.

Ciò che viene rilevato è il fatto che nessun atto di programmazione delle opere pubbliche del Comune aveva previsto il ricorso al project financing per la realizzazione della piscina. Piuttosto, “si prevedeva l’esecuzione diretta, tramite capitali pubblici per un importo di 6 milioni 520 mila euro ben inferiore rispetto al progetto presentato dalla ditta privata del valore di circa 8 milioni 100 mila euro”.

E, poi, fra le altre criticità emerse, l’avviso di project financing emesso prima dell’approvazione del Piano Triennale delle Opere pubblica da parte del Consiglio comunale e la “mancanza di adeguata pubblicità” del Piano Triennale delle Opere pubbliche, pubblicizzato, solo sul quotidiano “La Repubblica”, ad appena 25 giorni dalla scadenza dell’avviso per la presentazione delle offerte, con “prevedibili ricadute per il rispetto dei principi di concorrenza”.

Ma il TAR è andato oltre ed è entrato nel merito delle responsabilità in capo all’atteggiamento mantenuto dall’Amministrazione comunale del tempo.

Nella sentenza si legge: “la condotta contraria a correttezza e buona fede imputata all’amministrazione consiste nell’aver l’Ente pubblico indotto – attraverso la pubblicazione dell’avviso – la società ad intraprendere l’attività di redazione e presentazione di un progetto di opera pubblica, senza che fosse stata preventivamente valutata l’intera regolarità”.

Per il TAR, dunque, si configura una responsabilità a titolo precontrattuale del Comune di Adrano che “ha indotto l’impresa a predisporre un progetto di opera pubblica”. Per queste ragioni, il Comune è stato condannato a pagare le spettanze alla ditta privata per le spese legate alla redazione del progetto. Una cifra che dovrebbe aggirarsi a circa 145 mila euro e che, a questo punto, il Comune dovrebbe pagare al privato.