I Consiglieri col carbone bagnato

in Riflessioni di

Inspiegabilmente agitati, ferocemente incazzati, paventano “querele” ma, forse, non sanno di cosa parlano

 E’ un susseguirsi di voci tra i corridoi del Municipio di Adrano.

Tizio dice a Caio: “oh, ma hai visto cosa hanno chiesto quelli di Symmachia?!”. Caio risponde: “ma questi…!, ma come si permettono a chiedere le carte…”

Le “carte” a cui farebbe riferimento il nostro Caio sono semplici e normali richieste protocollate per chiedere, nelle dovute modalità d’accesso agli atti pubblici, informazioni sulle partecipazioni dei signori Consiglieri comunali alle sedute del Consiglio e delle Commissioni consiliari, sulle eventuali missioni fuori porta, sugli eventuali rimborsi per quei Consiglieri che risiedono altrove, anche a molti chilometri da Adrano.

In un paese normale nessuno griderebbe allo scandalo. Ma per i politicanti della Repubblica delle Banane di Adrano, evidentemente, non è così.

Dicono che molti di loro sono “ferocemente incazzati” e che, adesso, paventano persino “querele” nei nostri confronti.

Siamo convinti che si tratta di stupide “dicerie”, perché non è possibile immaginare (neppure lontanamente) che questi Consiglieri comunali “agitati” siano così spaventosamente ignoranti (nel senso di “ignorare” qualcosa).

Infatti, non è possibile che i Consiglieri comunali non conoscano le elementari regole della Pubblica Amministrazione: il Palazzo comunale dovrebbe essere un “palazzo di vetro”, dove tutto ciò che accade al suo interno viene visto anche da fuori. Insomma, il Comune non è un’abitazione privata. Del resto, non è un caso che nel nostro Paese esistano delle leggi sulla trasparenza degli atti amministrativi: ciascun cittadino può chiedere accesso ad un atto della Pubblica Amministrazione.

Risulterebbe, dunque, incomprensibile l’atteggiamento di questi Consiglieri, se non fosse che “il familismo amorale” è riuscito a penetrare nella coscienza di molti, politicanti inclusi.

Infatti, il familista amorale non comprende che un privato cittadino si interessi seriamente a un problema pubblico (nel nostro caso, il costo della politica in tempi di crisi), anzi è è considerato anormale e perfi

no sconveniente.

Oltre che doppiamente ignoranti (sempre nel senso di ignorare qualcosa), sarebbero anche politicamente mediocri se non perdono quel dannato vizio grottesco ed idiota, tipico dei non-politici, degli abusivi insomma, di puntare il dito contro i cronisti, contro quei cronisti non allineati, che si rifiutano di confezionare articoli e servizi propagandistici e demagogici. In quei casi si parlerebbe di marchette, non di giornalismo.

Se davvero i Consiglieri comunali in queste ore stanno discutendo delle nostre legittime richieste, anziché occuparsi del Piano Regolatore Generale, di un piano per contrastare la illegalità quotidiana, di risanare i conti comunali, di mettere in sicurezza le scuole, di tappare le voragini delle strade, di predisporre un nuovo piano della viabilità, di salvaguardare l’ambiente, di mettere fine al degrado del centro storico… saremmo davvero alla frutta.

Inoltre, questi Consiglieri comunali sarebbero ancor più ignoranti quando farebbero allusioni a “querele” nei nostri confronti. Fa davvero sorridere: per cosa dovremmo essere querelati? Per ciò che non esiste? Per ciò che non è stato scritto?

Una curiosità, a questo punto, sorge spontanea: come hanno fatto i nostri Tizio e Caio ad essere a conoscenza delle nostre richieste? E’ possibile la richiesta indirizzata al Sindaco e al Direttore-Segretario Generale sia stata visionata da altri soggetti?

Ovviamente, siamo convinti che ciò non sia avvenuto, anche perché il garante della privacy si è espresso in modo chiaro e preciso in merito. In poche parole, nel malaugurato caso che le richieste siano state diffuse a terzi, avremmo noi elementi per sporgere una formale querela…

In Paesi normali Tizio e Caio auspicherebbero il confronto, anziché fare comunella. Ma Adrano – evidentemente – non è un paese normale.

Abbiano, quantomeno, l’accortezza di ammettere a se stessi di aver detto qualcosa di troppo, lo facciano pure nel segreto delle loro stanze.

Magari tra una Commissione e l’altra.

Vincenzo Ventura 

Pubblicato a pag. 5 del numero di Marzo 2011 del periodico Symmachia