{"id":5239,"date":"2017-01-09T10:36:34","date_gmt":"2017-01-09T09:36:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.symmachia.it\/?p=5239"},"modified":"2017-01-09T12:37:44","modified_gmt":"2017-01-09T11:37:44","slug":"a-lezione-dal-canonico-bascetta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/symmachia.giuseppefoco.it\/?p=5239","title":{"rendered":"A lezione dal Canonico Bascetta"},"content":{"rendered":"<p>Dopo aver letto, con non celato interesse, il primo numero del giornale ho pensato fra me e me che Symmachia rappresenta l\u2019ultimo virgulto \u2013 non certo per importanza, forse il pi\u00f9 energico e diretto, di una rinnovata stagione di associazionismo adranita, dopo anni di torpore della coscienza civica.<\/p>\n<p>Gli obiettivi dell\u2019associazione e la linea editoriale della rivista lasciano ben sperare, poich\u00e9 vanno verso la formazione di una nuova consapevolezza del Municipio. Questo \u00e8 il motivo per cui ho deciso di dare questo mio spontaneo contributo al giornale.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come potrebbe far presagire il titolo, il mio non \u00e8, solo, un nostalgico ed edificante ritorno al passato, quando il fervore politico, l&#8217;eloquio brillante (spesso dialettale, la cosiddetta \u201c<em>parrata di padre Bascetta<\/em>\u201d) e la formidabile capacit\u00e0 e, forse, anche pi\u00f9 importante, disponibilit\u00e0, di contraddittorio (virt\u00f9 fondante di qualunque comunit\u00e0 democratica, oramai sepolta dai lunghi, spesso indecorosi e patetici soliloqui televisivi di esponenti politici locali) di un giovane prete adranita, amico di don Sturzo, sfociavano impetuosamente nella piazza gremita di genti avide del proprio riscatto sociale e non solo. Quel consenso si aggregava sulla base di interessi collettivi della comunit\u00e0 adranita e di un\u2019idea riformista ben precisa: saziare la fame di terra di braccianti e contadini con la divisione delle terre del latifondo e la creazione della piccola propriet\u00e0 contadina.<\/p>\n<p>D&#8217;altronde, non voglio tessere le lodi del personaggio che per questioni anagrafiche non ho avuto modo di conoscere personalmente, intendendo qui solo fare riferimento al suo documentato e testimoniato (diversi adraniti attempati lo ricordano ancora come il prete che diede le terre, anche se qualcuno di loro sottolinea, sardonico, che non erano quelle migliori; certo superare la diffidenza dei possidenti e convincerli a disfarsi da subito dei poderi migliori avrebbe avuto del miracoloso. Ma, i miracoli, ahim\u00e8, non erano prerogativa del nostro, il quale agiva sempre sulla base di presupposti reali e realistici) impegno sociale e politico, oltre che pastorale, anche se penso che tutte queste differenze il Canonico non le abbia mai fatte, essendo il suo operato un <em>unicum<\/em> inscindibile del quale la <strong>comunit\u00e0 <\/strong>rappresentava la dimensione costitutiva<strong>.<\/strong><\/p>\n<p>A voler narrare qualche dettaglio personale, pare proprio che per la sua forza di carattere, non amasse essere contraddetto. Ma, prima ho parlato di disponibilit\u00e0 al contraddittorio e non di sublimazione dello stesso. Se uno \u00e8 realmente convinto delle sue idee, se attaccato non le svender\u00e0 al miglior offerente ma le difender\u00e0 con la forza delle sue argomentazioni. Certo, potr\u00e0 capitare di farlo a malincuore, ma mai negando a priori il confronto. Voltaire disse qualcosa in merito il cui senso \u2013 non letterale &#8211; \u00e8 questo: &#8220;Anche se non condivido ci\u00f2 che dici, far\u00f2 di tutto per garantire la tua libert\u00e0 di espressione&#8221;. E visto l\u2019andazzo suggerirei, per\u00f2, di usare il buon gusto di provare, almeno, a comunicare realmente qualcosa a chi ha la gentilezza di ascoltare!<\/p>\n<p>Ma allora qual \u00e8 il punto? Ve lo riassumo in due parole: i partiti politici, schiavi del consenso immediato e, per questo, sempre pi\u00f9 propensi a generare clientele e a cavalcare le condizioni di bisogno della gente, hanno fagocitato qualunque idea di interesse collettivo. Nei comuni ci\u00f2 \u00e8 equivalso alla soppressione di ogni tentativo di governo della <em>polis<\/em>, manifestazione per antonomasia della prima forma di democrazia, quella diretta della citt\u00e0-stato.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che del forte impegno municipalista di don Sturzo, nella sua Caltagirone, e della sua nutrita schiera di probi amministratori locali, tra cui il nostro Vincenzo Bascetta, si parli poco o niente.<\/p>\n<p>Oggi il tormentone \u00e8 il federalismo in salsa leghista, quello delle mille deleghe avvenire, di cui anche chi ne parla conosce ancora poco &#8211; e ancor di meno i numeri, e probabilmente tutti sanno, ma tacciono, che i comuni avranno poco di che stare allegri visto il serissimo rischio di rafforzare il potere di quelle straordinarie macchine mangiasoldi e centri di potere che sono divenute le regioni.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 a fine &#8216;800, il giovane Sturzo, al pari di padre Bascetta &#8211; la differenza tra i due non sta certamente nell\u2019impegno profuso e nella qualit\u00e0 dell&#8217;azione amministrativa locale, ma nella diversa collocazione e sfera di influenza che in Sturzo, per diversi motivi, \u00e8 certamente pi\u00f9 ampia &#8211; incominci\u00f2 ad insegnare ai suoi concittadini cosa fosse un comune di uno Stato democratico. Al centro di tutto vi era il valore fondante della libert\u00e0 della persona e della tutela della famiglia. La persona, la famiglia, il comune vengono prima dello Stato che, secondo il principio di sussidiariet\u00e0, spesso male interpretato o strumentalizzato, pu\u00f2 essere solo uno strumento e non un fine. E&#8217; chiaro che non era puro e semplice localismo. Quello che si limita alla propaganda della sagra del cacio cavallo di vattelapesca, per intenderci.<\/p>\n<p>Il suo era il tentativo di far emergere dal particolare della vita cittadina, e dei rapporti che in essa si intrecciano, i principi di una vera democrazia. E l\u2019impegno fu cos\u00ec convinto e costante \u2013 di certo i gravami romani legati alla nascita del partito popolare gli sottraevano non poco tempo \u2013 che egli, ripensando alla sua attivit\u00e0 municipalista di Caltagirone, ebbe a dire: &#8220;Non capiscono niente coloro che sottovalutano questa mia attivit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p>Allora i partiti non avevano assunto il ruolo di centralit\u00e0 che hanno oggi. Addirittura, i primi studiosi in materia di democrazia non ne facevano alcun cenno. Max Weber ricordava come l\u2019esistenza dei partiti non era contemplata da nessuna Costituzione democratica e liberale fino al 1920.<\/p>\n<p>Anche la nostra Costituzione si limita a considerare nell\u2019art. 49 la, quasi timida, possibilit\u00e0 che i cittadini hanno di associarsi in partiti per concorrere, peraltro con metodo democratico &#8211; salvo dispense divine! &#8211; , alla determinazione della politica nazionale.<\/p>\n<p>E allora da dove deriva il loro strapotere e la loro necessit\u00e0 di esistere e dettar legge in ogni ambito territoriale, financo nel piccolo e antico borgo di Carcaci?<\/p>\n<p>La risposta \u00e8 semplice, anche se non scontata, poich\u00e9 gli argomenti necessari alla sua formulazione si scontrano sempre con la subdola retorica democratica, che alza la cresta soprattutto nei periodi pi\u00f9 bui, quando vacilla l&#8217;idea di una sana e robusta rappresentanza popolare e con essa della legittimazione al potere della classe politica.<\/p>\n<p>La democrazia essendo un contenitore vuoto, anzi pieno solamente di un metodo attraverso il quale si assumono le decisioni &#8211; quello democratico, per l&#8217;appunto &#8211; non \u00e8 un valore in s\u00e9 e non propone valori. Ci\u00f2 l&#8217;ha resa particolarmente vulnerabile nei confronti delle sempre pi\u00f9 pressanti spinte mercantiliste della societ\u00e0 moderna, che con i loro parametri esclusivamente quantitativi \u2013 quelli monetari in testa \u2013 e di potere hanno colonizzato tutto il sistema politico e dei partiti.<\/p>\n<p>Questi ultimi, infatti, da mera possibilit\u00e0 si sono trasformati in assoluta necessit\u00e0, arrivando ad incarnare l&#8217;essenza stessa della democrazia decretandone, per certi versi, la fine. Essi, sotto lo scudo della libert\u00e0 politica, caduti progressivamente vittima delle oligarchie e dei potentati economici del nostro paese, ne rappresentano oggi il loro braccio operativo.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio tale circostanza che fa venire meno uno dei presupposti essenziali di qualunque democrazia: il voto deve essere uguale. Purtroppo, cos\u00ec non \u00e8! Il voto non \u00e8 uguale. Spiega, infatti, efficacemente, un certo Gaetano Mosca: &#8220;Cento che agiscano sempre di concerto e di intesa gli uni con gli altri trionferanno su mille presi uno a uno che non avranno alcun accordo fra loro&#8221;. Morale della favola, il voto del cittadino libero, non appartenente ad alcun partito, non infeudato, il cosiddetto voto d&#8217;opinione non conta nulla rispetto a quello organizzato.<\/p>\n<p>E, siccome \u00e8 probabile che a breve saremo chiamati alle urne, se qualcuno riproporr\u00e0 la manfrina del voto utile, ovvero la preghiera di non disperdere il voto al di fuori di Pd e Pdl, ebbene non avremo di che meravigliarci! La logica \u00e8 esattamente quella del voto disuguale che, in un sistema bipolare \u2013 anche se sbilenco \u2013 come il nostro, non pu\u00f2 che essere esaltata.<\/p>\n<p>Nel nostro piccolo, abbiamo dovuto sorbirci anche le sortite di chi faceva a gara nel tentativo di auto legittimare la propria appartenenza al Pdl &#8211; questa volta solo Pdl &#8211; totalmente dimentico del fatto che questo partito, nella totalit\u00e0 delle sue componenti, finiani compresi, ha battuto ogni record nell&#8217;approvare una serie di leggi tutte con l&#8217;obiettivo di risolvere i problemi di una singola persona. Sbaglio, o la &#8220;generalit\u00e0&#8221; \u00e8 uno dei requisiti delle leggi dello Stato? Bah, probabilmente sono io a essere \u201cesagerato\u201d, perch\u00e9 quello che realmente conta \u00e8 riuscire a capitalizzare al meglio il proprio portafoglio voti. E dove vai, se il Pdl non c\u2019\u00e8 l\u2019hai \u2026.? Corri il rischio di sparire dallo scenario della politica che conta! Per\u00f2, non so se Sturzo o Bascetta, avrebbero condiviso questo tipo di realismo politico! Ma credo, anzi ne sono convinto, che anche tra i contemporanei del Pdl stesso, ci sia chi nutre seri dubbi. Solo che rimane impantanato nella palude del degrado intellettuale e della soggezione nei confronti del capobastone di riferimento per paura dell\u2019 isolamento o per imperitura gratitudine per chiss\u00e0 quale incarico o consulenza.<\/p>\n<p>Comunque, i politici non sono tutti uguali &#8211; anche se quelli degni di menzione sono veramente pochi e non \u00e8 per nulla semplice identificarli ed avere modo di apprezzarli &#8211; o criticarli &#8211; perch\u00e9 relegati spesso al margine e non sempre riescono ad avere la visibilit\u00e0 che meritano, ma vi assicuro che esistono. Non sono, per\u00f2, cos\u00ec ingenuo da farvi nomi.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, penso che l&#8217;attuale nostra amministrazione comunale non possa essere paragonata a quella precedente. Se non altro, per la diligenza usata nella gestione della cosa pubblica e la maggiore perizia mostrata sino ad oggi nell\u2019impiego delle scarse risorse finanziarie a disposizione.<\/p>\n<p>Eh s\u00ec, perch\u00e9 checch\u00e9 se ne dica, l\u2019amministrazione di un comune \u00e8 fatta anche di piccole cose, piccole manutenzioni, la porta, la maniglia, la finestra, la sistemazione del chiosco, \u2026. tutto tranne l\u2019abbandono! Dichiarazioni roboanti e pretese faraoniche lasciano il tempo che trovano.<\/p>\n<p>Comunque sia, ci\u00f2 che a noi importa \u00e8 che gli interessi della nostra comunit\u00e0 non vengano sacrificati sotto i pesanti condizionamenti di questa o quella segreteria politica e dei loro menestrelli o in nome di interessi particolari pi\u00f9 o meno occulti.<\/p>\n<p>Sappiamo che la politica locale, quella fatta di impegno civico e spirito di servizio, pu\u00f2 prescindere benissimo da qualunque partito e trovare spazi alternativi. Basta coltivare quell\u2019ampia area grigia inaridita dal disinteresse, da tornaconti personali e condizioni di bisogno che hanno offuscato ogni visione del bene comune. Insomma, meno partiti pi\u00f9 societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p>Non \u00e8 concepibile che un ristretto numero di consiglieri comunali, trenta, debba appiattirsi sulle posizioni di due o tre gruppi consiliari. L\u2019approvazione di un atto \u00e8 meno importante delle sue stesse modalit\u00e0. Il voto finale, positivo o no, \u00e8 solo una sintesi. Quello che importa \u00e8 la ricchezza del dibattito e l\u2019intensit\u00e0 del confronto che la genera. Se necessario, il consiglio comunale deve essere capace di esprimere trenta diverse dichiarazioni di voto. Tutte giustificate da visioni differenti.<\/p>\n<p>In una piccola comunit\u00e0 come la nostra ci\u00f2 non \u00e8 solo auspicabile. E\u2019 assolutamente possibile. Si chiamerebbe, semplicemente, democrazia cittadina. E nel Medioevo \u00e8 gi\u00e0 esistita.<\/p>\n<p>L\u2019impegno che deriva dalla rappresentanza politica, quella autentica, non pu\u00f2 che essere disinteressato. A buon rendere. Le tribolazioni e le carriere degli onorevoli o aspiranti tali, non ci possono impensierire; esse sono il frutto di una loro malintesa interpretazione, figlia del dilagante malcostume, che induce a sovrapporre la sfera privata a quella pubblica. Il rapporto tra eletto ed elettore si configura oggi alla stessa stregua di quello, privato, tra cliente e professionista (della politica). Quest\u2019ultimo fa solo gli interessi del primo.<\/p>\n<p>Lo spauracchio della mancata elezione o rielezione non pu\u00f2 essere l\u2019unico metro di riferimento dell\u2019azione politica ed amministrativa. A volte pu\u00f2 essere necessario assumere posizioni impopolari che rispondono, per\u00f2, alle esigenze della comunit\u00e0, magari quelle non a breve termine. \u201cIl popolo vuole sempre il bene, ma di per s\u00e9 non sempre lo vede\u201d (Rousseau). E se non riesce a vederlo nemmeno chi amministra, perch\u00e9 accecato dal consenso, sempre e comunque, siamo belli e fritti!<\/p>\n<p>L\u2019impopolarit\u00e0, se \u00e8 il prezzo delle proprie idee, diventa allora anch\u2019essa un dovere individuale e nei confronti della collettivit\u00e0, che trova, peraltro, il suo fondamento giuridico nell\u2019assenza di vincolo di mandato di ogni eletto.<\/p>\n<p>E, poi, il miglior servizio reso alla comunit\u00e0 \u00e8 quello che si ricambia facilmente e si alimenta di forze nuove, capaci di contributi originali che possano travalicare la visione stantia dei soliti gerontocrati.<\/p>\n<p>Dimenticavo. Speriamo che Fini decida di dare alla luce la sua nuova creatura politica al pi\u00f9 presto cos\u00ec, l\u2019Italia sar\u00e0 un po\u2019 pi\u00f9 libera \u2013 meglio tardi che mai! \u2013 e con buona pace di tutti e, soprattutto, del Pdl paesano, ognuno avr\u00e0 il suo bel simbolo. Per Adrano e gli adraniti non cambier\u00e0 un bel nulla!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h5>Foto: TVA<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo aver letto, con non celato interesse, il primo numero del giornale ho pensato fra me e me che Symmachia rappresenta l\u2019ultimo virgulto \u2013 non certo per importanza, forse il pi\u00f9 energico e diretto, di una rinnovata stagione di associazionismo adranita, dopo anni di torpore della coscienza civica. 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