{"id":4035,"date":"2015-05-23T13:00:42","date_gmt":"2015-05-23T11:00:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.symmachia.it\/?p=4035"},"modified":"2015-05-23T13:26:19","modified_gmt":"2015-05-23T11:26:19","slug":"nel-ricordo-di-giovanni-falcone-raccontiamo-nino-di-matteo-affinche-la-storia-non-si-ripeta-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/symmachia.giuseppefoco.it\/?p=4035","title":{"rendered":"Nel ricordo di Giovanni Falcone, raccontiamo Nino Di Matteo. Affinch\u00e9 la storia non si ripeta"},"content":{"rendered":"<div class=\"_5wd4 _1nc7 direction_ltr _5yt9\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823\">\n<div class=\"_5wd9\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0\">\n<div class=\"_5wde\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0\">\n<div class=\"_5w1r _5wdf _3okg\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0\">\n<p class=\"_d97\" style=\"text-align: justify;\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0\"><span class=\"_5yl5\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0.0\"><span data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0.0.0\"><strong>Giovanni Falcone non avrebbe voluto essere commemorato<\/strong>. Lui non voleva che si ricordasse la sua morte, ma quella della mafia. Invece ancora una volta &#8220;cosa nostra&#8221; ha vinto; ha vinto perch\u00e9 noi non abbiamo combattuto insieme a quelli che oggi chiamiamo eroi, ma li abbiamo lasciati soli. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino avevano appena concluso una battaglia e quando lo stato avrebbe dovuto mettergli a disposizione le armi per vincere la guerra, ha preferito lasciarli soli, ha optato per la trattativa, ha decretato il loro martirio. <\/span><\/span><\/p>\n<div class=\"_d97\" style=\"text-align: justify;\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0\"><span class=\"_5yl5\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0.0\"><span data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0.0.0\">Oggi possiamo fare a meno di ricordare Falcone e faremmo meglio a sostenere coloro che ancora rischiano ci\u00f2 che rischi\u00f2 lui, affinch\u00e9 la storia non si ripeta. Per questo, oggi 23 Maggio, 23 anni dopo la strage di Capaci, voglio raccontarvi la storia di un grande uomo, fortunatamente in vita: <strong>Nino Di Matteo<\/strong>. <\/span><\/span><\/div>\n<p class=\"_d97\" style=\"text-align: justify;\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0\"><span class=\"_5yl5\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0.0\"><span data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0.0.0\">Nino Di Matteo ha 53 anni, un uomo alto e robusto. Siciliano. E\u2019 cresciuto a Palermo, ha condotto processi contro boss, servizi segreti e mandanti di attentati mafiosi, ha fatto luce sugli omicidi di giudici. Conosce il DNA della mafia fin nella pi\u00f9 minuscola molecola. Vive sotto scorta da 22 anni. Quando nacquero i suoi due figli le guardie del corpo lo accompagnarono fino in sala parto. Di Matteo \u00e8 uno di quei giovani magistrati che vegli\u00f2 la bara di Borsellino. Quel momento dell\u2019estate del 1992 divenne un punto di svolta per un\u2019intera generazione di magistrati antimafia italiani. Il sangue dei due giudici non era ancora asciutto, che lo Stato italiano aveva gi\u00e0 capitolato e stava negoziando con la mafia. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"_d97\" style=\"text-align: justify;\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0\"><span class=\"_5yl5\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0.0\"><span data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0.0.0\">Questo patto tra Stato e mafia aleggia ancora oggi sull\u2019Italia come una nube tossica. Nino Di Matteo guida il processo che si pone come obiettivo di svelare il patto dietro al quale si cela il pi\u00f9 sordido segreto di famiglia italiano. \u201cL\u2019accusa che noi muoviamo non \u00e8 quella di aver trattato con la mafia. E\u2019 eticamente riprovevole, ma penalmente non punibile\u201d, dice Di Matteo in una intervista nel corridoio gelato dell\u2019aula bunker. \u201cAccusiamo gli imputati di aver fatto da ambasciatori per le richieste mafiose\u201d. Quando parla del suo processo, non un battito di ciglia in Nino Di Matteo tradisce quanto gli sia costato derubare lui della sua libert\u00e0 e la sua famiglia di una vita normale. Soppesa le parole oculatamente, perch\u00e9 sa che ciascuna di esse potr\u00e0 essere usata contro di lui. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"_d97\" style=\"text-align: justify;\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0\"><span class=\"_5yl5\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0.0\"><span data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0.0.0\">Ad ogni udienza i boss sotto accusa sono in collegamento video dai carceri di massima sicurezza: sui teleschermi disseminati per tutta la sala si vedono uomini anziani con occhiali da lettura e pullover di lana. I politici e i servitori dello Stato accusati inviano i loro legali. Perch\u00e9 se sedessero tutti insieme sul banco degli imputati, le connessioni tra Stato e mafia smetterebbero di essere invisibili, assumerebbero dei volti. Come il volto arrossato dell\u2019ex ministro degli Interni Nicola Mancino. Oppure il viso un po\u2019 pasciuto dell\u2019ex senatore Marcello Dell\u2019Utri, braccio destro di Berlusconi, attualmente in carcere per concorso in associazione mafiosa. La faccia baffuta da topo del generale dei carabinieri Mario Mori. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"_d97\" style=\"text-align: justify;\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0\"><span class=\"_5yl5\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0.0\"><span data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0.0.0\">Il suo collega Antonio Subranni serrerebbe ancor di pi\u00f9 le sue labbra sottili. Tutti loro dovrebbero sedere sul banco degli imputati accanto a boss mafiosi come Tot\u00f2 Riina e suo cognato Leoluca Bagarella. E questo vogliono impedirlo a qualsiasi costo. Quando nel 2013 fu aperto il processo, i giornali titolavano: \u201cLo Stato processa se stesso\u201d. Tuttavia continua ad esserci poco interesse. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"_d97\" style=\"text-align: justify;\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0\"><span class=\"_5yl5\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0.0\"><span data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0.0.0\">Per molti italiani la trattativa \u00e8 il peccato originale della Seconda Repubblica, che fu proclamata quando nel 1994 Berlusconi sal\u00ec al potere. Il patto tra lo Stato e la mafia \u00e8 il grembo da cui tutto ha avuto origine: l\u2019inizio del predominio di una classe politica che aveva fraternizzato con la mafia. Il patto in Italia ha avuto come conseguenza un decadimento morale senza precedenti: la corruzione divent\u00f2 un peccato veniale e l\u2019ambiente fu distrutto senza scrupoli. E poich\u00e9 questo patto tra Stato e mafia perdura ancora oggi, il magistrato competente Nino Di Matteo \u00e8 sorvegliato da 42 guardie del corpo. \u201cProbabilmente questo mi ha salvato la vita\u201d, dice Nino Di Matteo. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"_d97\" style=\"text-align: justify;\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0\"><span class=\"_5yl5\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0.0\"><span data-reactid=\".2p.$mid=11432375650237=2e8379c3a3b614ab823.2:0.0.0.0.0.0\">Intanto il boss Tot\u00f2 Riina \u00e8 stato intercettato nel cortile del carcere mentre raccontava ad un altro boss del progetto di esecuzione per Di Matteo, che deve essere fatto a pezzi \u201ccome un tonno\u201d. Il boss detenuto Vito Galatolo, figlio di un\u2019antica famiglia mafiosa, voleva alleggerirsi la coscienza e ha fatto sapere a Di Matteo che i preparativi per l\u2019attentato contro di lui erano gi\u00e0 in fase avanzata: i boss avrebbero raccolto 600.000 euro per acquistare 150 chili di esplosivo. Nino di Matteo dice: \u201cQuando una cosa del genere diventa pubblica, occorre ovviamente tranquillizzare la famiglia.\u201d Fa una lunga pausa e osserva: \u201cAnche se non c\u2019\u00e8 proprio nulla di cui star tranquilli.\u201d<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"_5wd4 _1nc7 direction_ltr _5yt9\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375687915=2e8379c3a4c667a2e05\">\n<div class=\"_5wd9\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375687915=2e8379c3a4c667a2e05.2:0\">\n<div class=\"_5wde\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375687915=2e8379c3a4c667a2e05.2:0.0\">\n<div class=\"_5w1r _5wdf _3okg\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375687915=2e8379c3a4c667a2e05.2:0.0.0\">\n<p class=\"_d97\" style=\"text-align: justify;\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375687915=2e8379c3a4c667a2e05.2:0.0.0.0\"><span class=\"_5yl5\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375687915=2e8379c3a4c667a2e05.2:0.0.0.0.0\"><span data-reactid=\".2p.$mid=11432375687915=2e8379c3a4c667a2e05.2:0.0.0.0.0.0\">In una giornata di udienza sul banco dei testimoni \u00e8 salito anche un sacerdote: don Fabio Fabbri. Monsignor Fabbri era stato chiamato a depositare in quanto, si dice, conosceva bene Pertini, Giulio Andreotti e persino il Papa, ma quando si trov\u00f2 a rispondere alle domande di Nino Di Matteo si cap\u00ec subito che non poteva reggere il confronto. Infatti dopo qualche minuto in cui il parroco fece finta di essere tondo l&#8217;intera aula \u00e8 raggelata quando il Monsignore fu costretto ad ammettere di essersi consigliato con un amico dei servizi segreti su come riuscire ad impedire la sua deposizione davanti alla corte. Gi\u00e0, i Servizi Segreti. Sono proprio questi i momenti in cui si percepisce quanto sia pericoloso questo processo per la rete di agenti segreti, di servitori infedeli dello Stato e di politici. E cos\u00ec nel corso delle indagini viene fuori che agenti dei servizi entravano ed uscivano dal carcere di massima sicurezza per controllare i boss detenuti e soffocare sul nascere possibili confessioni, come accadde per il boss Antonino Gio\u00e9, che fu trovato strangolato nella sua cella. E da quando nell\u2019estate 2014 il procuratore generale di Palermo indaga su questo oscuro ruolo dei servizi segreti nel carcere di massima sicurezza, trova sulla sua scrivania del Palazzo di Giustizia una lettera di minacce, e non da parte della mafia. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"_d97\" style=\"text-align: justify;\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375687915=2e8379c3a4c667a2e05.2:0.0.0.0\"><span class=\"_5yl5\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375687915=2e8379c3a4c667a2e05.2:0.0.0.0.0\"><span data-reactid=\".2p.$mid=11432375687915=2e8379c3a4c667a2e05.2:0.0.0.0.0.0\">Le caratteristiche formali della lettera lasciano intuire essere proveniente dall\u2019ambito dei cosiddetti servizi segreti \u201cdeviati\u201d. Non solo nella lettera viene descritta nei dettagli la sua casa, ma gli viene anche intimato di \u201crimettersi in riga\u201d e di non sottovalutare \u201cl\u2019intelligenza altrui\u201d. Perch\u00e9 \u201cnon facciamo eroi\u201d, che sta a significare che oltre alla morte esistono altre possibilit\u00e0 per annientare una persona. Successivamente si viene a sapere che quando la lettera \u00e8 stata messa sulla scrivania del procuratore le telecamere erano spente. Stasi all\u2019italiana. A confronto con questa realt\u00e0 \u201cHouse of Cards\u201d (serie tv statunitense che narra gli intrighi del potere ambientata a Washington) \u00e8 un teatrino di marionette. Monsignor Fabbri non \u00e8 l\u2019unico che in questo processo cerca di impedire la propria deposizione. L\u2019ex ministro dell\u2019Interno Nicola Mancino a questo scopo ha tirato in ballo nientemeno che l\u2019ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. I nastri di questa telefonata si sono dovuti distruggere su ordine di Napolitano. Da allora aleggia il sospetto che non si sia trattato di tutelare la privacy del presidente, ma piuttosto di insabbiare il patto tra Stato e mafia. Tanto pi\u00f9 che il suo consigliere giuridico in una missiva al presidente esprimeva il timore \u201cdi essere stato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi\u201d negli anni degli attentati mafiosi. Da l\u00ec a poco il consigliere personale muore per infarto a soli 64 anni. \u201cMentre corteggiava la mafia, lo Stato ha ottenuto esattamente il contrario: non la fine degli attentati, bens\u00ec altre bombe\u201d, dice Nino Di Matteo nel suo ufficio a Palazzo di Giustizia. Appese al muro, alle sue spalle, targhette in ricordo di indagini internazionali, un crocifisso e le foto dei magistrati uccisi Falcone e Borsellino. Parla in modo vistosamente lento, come qualcuno consapevole della fugacit\u00e0 dell\u2019attimo. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"_d97\" style=\"text-align: justify;\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375687915=2e8379c3a4c667a2e05.2:0.0.0.0\"><span class=\"_5yl5\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375687915=2e8379c3a4c667a2e05.2:0.0.0.0.0\"><span data-reactid=\".2p.$mid=11432375687915=2e8379c3a4c667a2e05.2:0.0.0.0.0.0\"><strong>Che il patto tra mafia e lo stato italiano non sia mai venuto meno, lo si pu\u00f2 leggere non solo nelle minacce di morte a Di Matteo<\/strong>, anche il silenzio da parte dei politici al governo ha un che di spettrale. Senza sostegno politico a Nino Di Matteo non resta altro che affidarsi alle sue guardie del corpo, finch\u00e9 sar\u00e0 possibile. Non pu\u00f2 nemmeno andare a mangiare una pizza, fare una gita al mare con i suoi figli, andare al cinema. \u00c8 prigioniero. \u201cSpesso rifletto sul fatto che in Italia c\u2019\u00e8 un grande desiderio di giustizia che pesa sulle spalle di pochi\u201d, dice Di Matteo. Alcuni (pochissimi) avrebbero visto bene Nino Di Matteo come Presidente della Repubblica. Ma il Consiglio Superiore della Magistratura gli nega la promozione che gli spetta e colleghi preoccupati per la sua ascesa prendono le distanze da lui. Questo accadde anche a Falcone e Borsellino, Nino Di Matteo lo sa. \u201cS\u00ec\u201d, dice tranquillo, \u201c\u00e8 triste che non abbiamo imparato nulla dal passato.\u201d <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"_d97\" style=\"text-align: justify;\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375687915=2e8379c3a4c667a2e05.2:0.0.0.0\"><strong><span class=\"_5yl5\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375687915=2e8379c3a4c667a2e05.2:0.0.0.0.0\"><span data-reactid=\".2p.$mid=11432375687915=2e8379c3a4c667a2e05.2:0.0.0.0.0.0\">Calogero Rapisarda<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<h4 class=\"_d97\" style=\"text-align: center;\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375687915=2e8379c3a4c667a2e05.2:0.0.0.0\"><strong><span style=\"color: #800000;\">&#8220;IL FRESCO PROFUMO DI LIBERTA&#8217; &#8211; IN RICORDO DI GIOVANNI FALCONE, DELLA MOGLIE E DEGLI AGENTI DELLA SCORTA&#8221;<\/span><\/strong><\/h4>\n<p class=\"_d97\" style=\"text-align: center;\" data-reactid=\".2p.$mid=11432375687915=2e8379c3a4c667a2e05.2:0.0.0.0\"><strong>Pomeriggio, ore 18, Villa delle Favare, Biancavilla.<\/strong><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/r9UcYfvuyL0\" width=\"420\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Falcone non avrebbe voluto essere commemorato. 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