È stato arrestato e poi picchiato per aver difeso i suoi fratelli pigmei. Giunge dalla Repubblica Democratica del Congo l’assurda vicenda che ha visto coinvolto, lo scorso 2 gennaio, il missionario di Biancavilla, padre Francesco Laudani. Il rilascio è avvenuto solo dopo il pagamento di una cauzione di 200 dollari.

La notizia è stata diffusa dalla Conferenza Episcopale del Congo e ripresa da diverse agenzie di stampa e da testate giornalistiche locali, come Video Star.
Il sacerdote biancavillese si trova da quarant’anni impegnato fra i pigmei, l’etnia discriminata dalla società congolese. Padre Franco, come è conosciuto a Biancavilla, si trovava nel territorio di Watsa, una delle zone maggiormente controllate dai militari congolesi, quando ha chiesto chiarimenti sull’arresto di diversi pigmei senza una valida motivazione. Anzi, i militari con l’arresto avrebbero costretto i poveri pigmei a compiere un viaggio di circa 50 chilometri a piedi. Il missionario si è opposto all’arresto ed è stato arrestato anche lui, dopo essere stato preso di mira da alcuni spintoni, colpi alla schiena ed essere stato privato degli occhiali. Poi, la svolta quando ai militari è stato presentato il passaporto (attualmente nelle mani dei militari). Da li la richiesta di una cauzione di mille dollari, poi ridotta a duecento.
E mentre la notizia assume carattere nazionale, la Chiesa di Biancavilla rimane ancora in silenzio: ad oggi non è stata diffusa alcuna dichiarazione.
Ad esprimere solidarietà e vicinanza e’ l’Associazione Culturale Symmachia attraverso una nota.
“A padre Laudani esprimiamo tutta la nostra fraterna solidarietà – dice Vincenzo Ventura di Symmachia – da 40 anni il nostro missionario sta al fianco dei pigmei indifesi ed esclusi dalla società congolese e rivendica per loro quei diritti fondamentali della libertà, della fratellanza e della dignità dell’uomo”.
